
Alcuni stralci della lettera del Priore Generale G.C. Sibilia
Pasqua è vedere Gesù.
…e Zaccheo mi si ripresenta molte volte in questi giorni…. Per «vedere Gesù» questo curioso ha dovuto arrampicarsi su una pianta. Certamente prima di fare la scalata avrà dovuto togliersi la giacca. Voglio dire, si è spogliato della propria «dignità». Non sarà passato inosservato. Quanti commenti… Il direttore delle dogane di Gerico che corre e si arrampica come un ragazzino! Zaccheo sfida il ridicolo, pur di «vedere chi era Gesù», si toglie la giacca della sua rispettabilità e l’appende al naso della gente.
Manda al diavolo le convenienze, il «cosa dirà la gente», ridotto all’essenziale appollaiato sul sicomoro, come un fanciullo. Condizione ideale, per «vedere Gesù»! «Se non diventate come bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3)
Se vogliamo «vedere Gesù» in questa Pasqua, dobbiamo compiere una rottura nei confronti della folla, di quel che pensa la gente. Non lasciarci intruppare. Bisogna «uscir fuori». Sfidare il ridicolo, la convenienza ed i convenevoli che fanno una certa «rispettabilità».
Uno dei pericoli più gravi, anche della vita di fede che scade in religione, è quello del livellamento: si assiste ad un nascondersi generale. Tutti uguali e ciò assomiglia molto al «tutti in gruppo» di certe corse ciclistiche. Sconsolante appiattimento e desolante uniformità: «Si è sempre fatto così…». Non stupiamo più nessuno, non creiamo meraviglia. Come attenuare la luce perché non disturbi troppo, il sale è stato sciolto per neutralizzarlo nel così detto «buon senso»… Tante volte ho l’impressione che si faccia di tutto per trasformare il lievito in vaniglia.
Bisogna riscoprire il cristianesimo nella sua fase di rottura. Bisogna riscoprire i paradossi del Vangelo: morire per vivere, offrire per godere, rinunciare ad avere, per essere.
Non possiamo accontentarci dell’abito del conformismo, della rispettabilità. Per un cristiano quest’abito è troppo stretto.
La strada che si snoda dalla nostra casa all’ufficio, alla fabbrica, alla scuola, alla chiesa, segnata dai paracarri del «dovere», è ridicolmente stretta rispetto all’ampiezza del passo cristiano.
Poi Zaccheo, racconta Luca, fu visto da Gesù, che gli ordinò di scendere perché «Oggi devo fermarmi a casa tua».
«Scendi in fretta». Zaccheo viene snidato. Stanare l’uomo è mestiere di Dio.
Noi siamo abitualmente dei perfetti organizzatori dei viaggi di Dio: stabiliamo dove trovarlo e dimentichiamo che lo Spirito soffia dove quando e come vuole. Che le vie dei Signore non sono le nostre vie.
«In casa tua». Ciò, vuoi dire che la casa del Signore è la mia casa, la vostra casa, la casa di un peccatore. La casa di Dio è la mia casa. La casa dove vivo, lavoro, soffro, mangio, dormo, studio. Lui non ha «una casa sua». Viene ad abitare nella mia casa a patto che sia veramente mia.
La casa di un capo della dogana, quale era Zaccheo, non troppo onesto per la verità, è diventata una chiesa. Noi, come gli abitanti di Gerico allora, stiamo a mormorare. Invece di toglierci il cappello, entrare ed inginocchiarci.
E poi, dice Luca che Zaccheo fa testamento, distribuisce quanto aveva rubato, dà la metà dei suoi beni ai poveri. Si libera subito dalla zavorra. Subito restituisce. Quello che si dà ai poveri è sempre e solo una restituzione. Comprende che il troppo avere gli impedisce di essere.
Avranno detto che era diventato pazzo, lo diranno anche di noi se ci decidiamo a «vedere Gesù». È così quando si incontra Gesù!
Purtroppo noi siamo diventati eccessivamente «ragionevoli».
Forse il nostro cristianesimo è troppo «prudente», siamo tutti malati di questa eccessiva «prudenza».
Ho conosciuto un grande prete, il padre Lebret, che parlando ai giovani esclamava: «Oh! Dio, mandaci dei pazzi. Abbiamo bisogno di. pazzi, santi pazzi per il presente?».
Se il cristianesimo appare come sapienza, ragionevolezza agli occhi dei mondo, vuol dire che è stato tradito.
Che la Pasqua porti tutti a vedere Gesù.